IdB-GISIP Volume 4, Numero 3, Autunno 2012 PDF Stampa E-mail

 

 

Chi ha paura dell’Infermiere Pediatrico ?
Editoriale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (3): 76-77
Filippo Festini

Family-Centered Care in Terapia Intensiva Neonatale: un beneficio per il neonato pretermine e i suoi genitori
Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (3): 77-81
Vanessa Ferreri
 Il libero accesso dei genitori in terapia intensiva neonatale è uno dei temi più attuali a livello europeo. Tale questione tuttavia è stata affrontata soprattutto dal punto di vista dei possibili rischi infettivi correlati alla presenza dei genitori in reparto, mentre poca attenzione viene posta sui possibili benefici derivanti dalla presenza dei caregivers naturali accanto al neonato.
Obiettivo: analizzare i benefici introdotti dal libero ingresso dei genitori all’interno delle TIN.
Materiali e metodi: Lo studio è stato condotto attraverso un’osservazione clinica e comportamentale comparativa di due campioni omogenei di neonati pretermine in cura presso tre TIN, una spagnola e due italiane, con l’utilizzo di una scheda osservazionale. I parametri neonatali osservati sono rappresentati dall’aumento del peso, dall’alimentazione, dalla stabilità motoria e dalla stabilità degli stati comportamentali. Il campione è rappresentato da 32 neonati pretermine con età gestazionale tra la 31ª e 35ª settimana, senza evidenti segni clinici di deficit a livello neurologico.
Risultati: I neonati osservati a Spagna, cioè nel reparto in cui vi è la libera entrata dei genitori, hanno raggiunto un miglioramento clinico e una stabilità maggiore rispetto ai neonati osservati in Italia, dove i genitori sono ammessi solo nelle ore pomeridiane.
 
Lo sviluppo della relazione primaria tra neonato prematuro e genitori in Terapia Intensiva Neonatale
Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (3): 82-85
Sara Val
Il ricovero in terapia intensiva neonatale (TIN) di un bambino è un evento che andrà ad influenzare il reciproco rapporto futuro tra genitori e figlio. A causa dei ritmi intensi delle attività delle TIN e della gravità delle condizioni dei piccoli pazienti i genitori possono non avere sufficienti opportunità per instaurare e sviluppare la reazione primaria con il loro figlio nelle prime settimane della sua vita.
Obiettivo dello studio è stato quello di conoscere le percezioni dei genitori di prematuri ricoverati in TIN al fine di proporre migliorie e suggerimenti da apportare all’organizzazione di questo tipo di reparti così da favorire la relazione primaria genitore-neonato.
Materiali e metodi. E' stato somministrato ai genitori un questionario ad hoc costituito da 13 domande. I dati raccolti sono stati stratificati e analizzati in base ad alcune caratteristiche dei genitori stessi.
Risultati. Dai questionari emerge principalmente la volontà dei genitori di trascorrere il maggior tempo possibile con il loro figlio e la necessità di una maggiore assistenza psicologica; si nota altresì il bisogno di avere un maggiore affiancamento da parte del personale ospedaliero, a causa della scarsa conoscenza delle procedure assistenziali per la gestione del neonato.
 
La corretta gestione della pediculosi del capo
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (3): 86-90
Paola Piccini, Simona Montano, Franco Ricci, Claudia Fancelli, Manuela Prato, Luisa Galli
La pediculosi del capo è ancora oggi un importante problema dal punto di vista socio-sanitario, a causa della sua incidenza, stimata intorno al 2,5% in Italia, e all’elevato rischio di trasmissione dell’infestazione. La fascia di età maggiormente colpita è quella dei bambini in età scolare, tra 3 e 11 anni di età. Lo scopo della presente revisione è fornire un quadro generale sulla pediculosi del capo, focalizzando l’attenzione sulle opzioni terapeutiche raccomandate dalle attuali linee guida italiane ed internazionali. Il trattamento della pediculosi del capo prevede due possibili opzioni terapeutiche: la rimozione meccanica e l’uso di prodotti pediculocidi topici. In letteratura è inoltre riportato l’uso di prodotti sistemici, da utilizzare in caso di resistenza ai trattamenti topici. La terapia della pediculosi del capo è infatti complicata dall’insorgenza di resistenze ai principali farmaci pediculocidi. In particolare, la resistenza alle permetrina negli Stati Uniti è stata stimata intorno al 50% e anche quella al malation è in aumento. Inoltre i piretroidi e il malation sono raccomandati rispettivamente nei bambini al di sopra di 2 e 6 anni di età, quindi nei bambini più piccoli l’eradicazione dell’infestazione dovrebbe essere effettuata con la sola rimozione meccanica (“combing”). In commercio sono disponibili anche prodotti pediculocidi non neurotossici, quali il benzil benzoato o il dimeticone, ma i dati sulla loro efficacia e sicurezza sono ancora pochi e il loro utilizzo di routine non è quindi raccomandato. Sono inoltre da sconsigliare i prodotti naturali e i rimedi “casalinghi”, sui quali non esistono dati di provata efficacia.
 
I bambini vittime delle mine antiuomo In Afghanistan
Esperienze professionali
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (3): 91-92
Tania Gnudi
Nonostante siano state messe fuorilegge ormai da molti anni, le mine antiuomo continuano a mietere vittime nelle aree del nostro pianeta interessate da eventi bellici. La maggior parte di queste vittime sono state e sono tuttora rappresentate da bambini. Questo articolo riporta l’esperienza di una collega infermiera alle prese con le piccole vittime di quest’arma disumana.

Triage pediatrico nel neonato: analisi di una realtà milanese
Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (3): 93-97
Barbara Maria Cantoni, Stefano Maiandi, Federica Casa, Alessia Rocchi, Laura Dell’Era
Il triage pediatrico è un processo che mira al governo degli accessi non programmati ad un servizio per acuti ed è l’espressione dell’efficacia ed efficienza del servizio di Pronto Soccorso. All’interno della popolazione pediatrica, ci sono pazienti particolarmente sensibili e meritevoli di attenzioni speciali: i neonati.
Obiettivo. Questa ricerca epidemiologica ha voluto valutare la frequenza degli accessi di neonati pervenuti nel periodo e valutare il processo di triage applicato al fine di stimarne l'accuratezza.  
Materiali e metodi. Sono stati estrapolati tutti i casi di bambini di età da 0 a 28 gg pervenuti presso il servizio di Pronto Soccorso Pediatrico, valutate le causali di accesso, le codifiche assegnate e la congruenza ai criteri proposti dalla Società Italiana di Medicina Emergenza Urgenza Pediatrica (Simeup). E' stata inoltre considerata la congruenza tra codice di priorità e gravità valutata ex post, nonché il tasso di ricovero in Osservazione Breve Intensiva. Si è voluto inoltre valutare l’applicazione del Percorso Fast-Track denominato “progetto chiocciolina @” che mira ad una valutazione più celere rispetto a particolari classi di pazienti.
Risultati. Nel periodo esaminato sono arrivati al PS pediatrico 219 neonati pari a meno dell’1% degli accessi. Un aspetto interessante ricavato è relativo alla distribuzione dei sintomi al momento del triage: la prevalenza di una causale generica, ovvero sintomi non ben specificati, si ripropone nella distribuzione delle diagnosi mediche. Questo dato rispecchia la specificità del periodo neonatale nel quale anche dopo vista accurata e l’esecuzione di eventuali esami diagnostico strumentali, è possibile che non si riesca a definire la causa del sintomo riferito dai genitori. Il codice triage assegnato è risultato appropriato secondo le Linee Guida Simeup nell'82.2% dei casi (100% dei codici rossi e 93.3% dei codici gialli). Il codice triage assegnato è risultato congruo rispetto alla gravità determinata ex post nel 71.1% dei codici rossi, gialli e verdi. Il tasso di ricovero in OBI è risultato essere del 78,9%, con un tasso di rientro degli ospedalizzati pari al’ 1,4%.
Discussione. Il punto di forza del processo di triage applicato al neonato è rappresentato da una buona adesione ai protocolli e alle linee guida condivise. Il progetto “chiocciolina @” ha determinato un mantenimento ottimale del percorso garantendo la riduzione dei tempi di attesa nei neonati.
 
HIV positive youth’s healthcare transition from pediatric to adult service: nursing implications
(La transizione dei giovani HIV positivi dalle cure pediatriche a quelle adulte: implicazioni infermieristiche)

Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (3): 98-101
Silvia Audi Grivetta, Chiara Boggio Gilot, Marisa Coggiola, Federica Mignone, Erika Silvestro, Giancarlo Orofino, Pietro Altini, Caterina Di Chio, Clara Gabiano
(in inglese)
I progressi medici e farmacologici in tema di HIV/AIDS hanno migliorato le aspettative di vita di bambini e adolescenti infetti. Il cambiamento dei bisogni di cura nel periodo adolescenziale determina la necessità della transizione dell’adolescente HIV positivo alle cure adulte, “passaggio” spesso difficoltoso e inefficacie.
Obiettivo. L'intento di questo studio è stato quello di identificare gli ostacoli e le possibili aree di miglioramento nella transizione dei pazienti HIV dalle cure pediatriche a quelle adulte e di esaminare le implicazioni infermieristiche di questo processo.
Soggetti e metodi. Lo studio, qualitativo, ha esplorato le percezioni e le esperienze personali di giovani adulti che sono transitati dalle cure pediatriche a quelle per adulti. Sette giovani HIV-positivi sono stati sottoposti ad un'intervista semistrutturata.
Risultati. La transizione è stata un'esperienza positiva per quattro soggetti e negativa per tre.Le difficolta percepite nella transizione sono state: diverso tipo di assistenza ricevuta, rapporti con un diverso tipo di pazienti, difficoltà organizzative, riluttanza a lasciare l'équipe di cura pediatrica. I giovani intervistati hanno espresso la necessità di migliorare il processo di transizione con riguardo alla preparazione dei pazienti, alla relazione con medici e infermieri, alla continuità delle cure, all'organizzazione e alle strutture.
La complessità clinica, relazionale e sociale dei bisogni degli adolescenti e dei giovani adulti HIV positivi richiede la presenza di infermieri che aiutino il paziente a raggiungere un maggiore autonomia ed una maggiore responsabilità
 
L’errore nella preparazione e somministrazione dei farmaci: un’indagine sui fattori di rischio percepiti dagli infermieri

Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (3): 101-103
Loredana Maniscalco
Il problema dell’errore di terapia in sanità è rilevante, tuttavia la frequenza degli errori legati ai farmaci è probabilmente sottostimata in Italia. Indagare i fattori di rischio che possono portare all’errore in uno specifico contesto operativo può avere l’effetto di mantenere alta l’attenzione degli Infermieri verso quest’argomento.  
Obiettivo. Valutare le percezione che gli Infermieri hanno riguardo al problema degli errori di terapia.
Materiali e metodi. Un questionario ad hoc di 16 domande è stato somministrato agli infermieri di un reparto di un ospedale del nord Italia.
Risultati. Le fasi del processo di terapia che gli infermieri considerano come maggiormente a rischio di errore sono l'interpretazione e la trascrizione anche se il rischio percepito è per la maggior parte lieve o moderato.
Il 71% degli infermieri riferisce di avere commesso errori o near-miss almeno una volta nell'interpretazione delle prescrizioni. Solo l’8% dichiara di eseguire prescrizioni scritte in modo chiaro e completo. Le interruzioni sono ritenute il fattore di rischio per errori più importante durante la preparazione e la somministrazione della terapia. Scheda unica di terapia e bracciale identificativo del paziente sono ritenuti validi strumenti di prevenzione degli errori.