IdB-GISIP Volume 4, Numero 4, Inverno 2012-13 PDF Stampa E-mail

 

Infermiere Pediatrico e territorio:prospettive e potenzialità
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CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (4): 112-117
Carmine Creazzo, Liliana Vagliano
Introduzione: L’Infermieristica Pediatrica nel corso degli anni, ha subito un’evoluzione attraverso un percorso legislativo e formativo che l’ha portata a diventare professione sanitaria autonoma. Oggi l’Infermiere Pediatrico svolge la sua professione prevalentemente in ambito ospedaliero. Direttive europee e internazionali individuano l’Infermiere come figura centrale dell’Assistenza Sanitaria Primaria. Il Piano Sanitario Socio Regionale e le Linee guida per la gestione dell’emergenza-urgenza pediatrica nella regione Piemonte prevedono la presenza degli Infermieri nell’Assistenza Sanitaria Primaria territoriale.
Obiettivo: Verificare attraverso un’indagine di opinione se l’Infermiere Pediatrico, in collaborazione col Pediatra di Libera Scelta e il Pediatra Ospedaliero, è pronto ad affrontare questo nuovo ambito lavorativo.
Materiali e metodi: Attraverso un questionario standardizzato e semistrutturato sono state analizzate le opinioni di 50  infermieri laureati in Infermieristica Pediatrica, 50 Infermieri in possesso di diploma di Vigilatrice d’Infanzia, 50 Pediatri Ospedalieri e 50 Pediatri di Libera Scelta. E’ stata eseguita, inoltre, un’analisi delle competenze potenziali dell’Infermiere Pediatrico nella gestione dei codici bianchi in regime di libera professione, quindi extra ospedalieri.
Risultati: I gruppi intervistati affermano che l’aumentata attività dell’Infermiere Pediatrico sul territorio può avere una ricaduta positiva sulla riduzione della spesa sanitaria e che questo potrebbe portare a un miglioramento della qualità assistenziale e lavorativa. Il 64% degli Infermieri Pediatrici in organico al Pronto Soccorso dell’Ospedale Infantile Regina Margherita, ha segnalato che il 30,12% delle voci del Nomenclatore Tariffario Nazionale sono abitualmente svolte e quindi, potenzialmente trasferibili in regime di libera professione sul territorio.
Discussione: Trasferire le competenze dell’Infermiere Pediatrico sul territorio porterebbe allo sviluppo di nuove potenzialità per l’Infermiere Pediatrico e contribuirebbe a concretizzare la rete di cure primarie ipotizzata dalle direttive europee e realizzata in alcuni paesi Europei
 
Le strategie di prevenzione delle lesioni da pressione secondarie a NCPAP nel neonato VLBW: revisione della letteratura
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (4): 118-121
S. Ferrario, G. Colombo, P.Sannino
Introduzione. Nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN) si sta affermando sempre più l’utilizzo della Nasal Continuous Positive Airway Pressure (NCPAP) come supporto ventilatorio del neonato. La NCPAP ha svariati effetti positivi sulla dinamica respiratoria del neonato, purtroppo però provoca anche delle complicanze, una delle quali è l’insorgenza di lesioni da pressione al naso, con un’incidenza tra il 20 e il 60%.
Materiali e metodi. E' stata realizzata una ricerca bibliografica con lo scopo di individuare quali azioni infermieristiche sono utili nella prevenzione delle lesioni da pressione  a livello nasale 
Risultati. Diversi sono i fattori di rischio che concorrono all’insorgenza di lesioni da pressione secondarie a NCPAP,  il più importante è la durata del trattamento. Il neonato prematuro di basso peso alla nascita e bassa età gestazionale è a maggior rischio di insorgenza di queste lesioni. Le lesioni da pressione causate da NCPAP possono essere ridotte al minimo, attraverso la pianificazione di un’assistenza volta principalmente alla prevenzione. Un’iniziale serie di azioni prevederà la messa in atto di alcuni accorgimenti che vanno dal monitoraggio della cute, al corretto posizionamento e gestione del dispositivo, al garantire una postura corretta e confortevole per il neonato. Una successiva serie di azioni sarà legata alla valutazione del rischio di insorgenza di lesione (Neonatal Skin Risk Assessment Scale e Northampton Neonatal Skin Assessmen Tool) e alla valutazione della cute (European Pressure Ulcer Advisory Panel e Neonatal Skin Condition Score) attraverso l’utilizzo di scale validate.
Conclusioni. Attraverso un attento monitoraggio della cute e una corretta applicazione delle tecniche per la prevenzione delle lesioni, queste possono essere ridotte notevolmente.
 
Le malattie infiammatorie croniche intestinali in età pediatrica
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (4): 122-124
Paola Pelosi, Ilaria Cianchi, Giulia Paolacci, Anna Gissi, Monica Paci, Sara Naldini e Paolo Lionetti
Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) accomunano essenzialmente due condizioni:  la malattia di Crohn e la colite ulcerosa.  Considerate rare in età pediatrico-adolescenziale nel nostro paese fino a non molti anni fa, le MICI hanno conosciuto negli ultimi decenni un costante incremento nell'incidenza anche nel bambino, che le ha rese un problema pediatrico di crescente rilievo.
Questa review fa il punto sulle più recenti acquisizioni riguardanti la diagnosi ed il trattamento di queste importanti patologie
 
Il lavaggio nasale in età pediatrica: revisione della letteratura
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (4): 125-129
Sofia Portatadino, Luca Giuseppe Re, Elena Bezze
Introduzione. Sebbene il lavaggio nasale sia un trattamento complementare ampiamente diffuso per la gestione e il controllo dei sintomi derivanti dalle infezioni delle alte vie respiratorie in età pediatrica, non c’è chiarezza ne’ univocità per alcuni suoi aspetti.
Obiettivi. Valutare l’efficacia del lavaggio nasale per le più comuni patologie delle alte vie respiratorie in età pediatrica; individuare la tecnica d’esecuzione più efficace e sicura. 
Materiali e Metodi. Revisione della letteratura con inserimento di opportune keywords e opportuna interrogazione delle principali banche dati di interesse biomedico ed infermieristico.
Risultati. Il lavaggio nasale è efficace per maggior parte delle infezioni delle alte vie respiratorie di interesse pediatrico salvo per la sinusite acuta. La soluzione più efficace è quella isotonica; è da preferirsi quella ipertonica per la rinosinusite acuta e per le condizioni di congestione nasale. La scelta del dispositivo e del metodo d’ irrigazione più efficaci dipendono dall’età del bambino.
Conclusioni. Il lavaggio nasale si può considerare un’efficace terapia complementare per la gestione dei sintomi in quasi tutte le più comuni infezioni delle alte vie respiratorie di interesse pediatrico. È ben tollerata e la sua utilità aumenta quando la  scelta migliore della soluzione e dei dispositivi dipende dal tipo di patologia o condizione presente e dall’età del  bambino.
 
L’importanza della banca del latte umano nell’alimentazione del prematuro
Original research
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (4): 130-132
Maria Luisa Santaniello, Assunta Vitale, Norberto Nosari
Introduzione. Negli ultimi decenni, con l’aumento del numero dei nati pretermine, si è posto il problema di garantire a questi piccoli pazienti un’adeguata nutrizione, vista la lunga ospedalizzazione, la lontananza dalla propria mamma e l’impossibilità di utilizzare il latte materno. Numerose evidenze cliniche, hanno dimostrato che l’uso di latte materno dà grandi vantaggi in termini di crescita e di normale sviluppo, a motivo della particolarità dei nutrienti, delle componenti enzimatiche ed ormonali e dei fattori, che lo rendono un alimento unico e indispensabile. Per tale  motivo è sorta l’esigenza di creare Banche del Latte Umano Donato (BLUD) che permettano la conservazione e l’utilizzo del latte materno.
Obiettivo. Confermare l’efficacia nutritiva del latte materno rispetto al latte adattato, considerando i parametri auxologici e l’andamento clinico dei prematuri.
Materiale e metodi. Studio retrospettivo su una popolazione di 46 neonati pretermine nati nel 2009 con un peso inferiore ai 1500 grammi, alimentati con latte materno e adattato. Da tale campione sono stati formati tre gruppi: gruppo 1: 15 bambini pretermine. alimentati esclusivamente con latte materno, gruppo 2: 13 bambini pretermine alimentati con latte materno alternato al latte adattato, gruppo 3: 18 bambini pretermine alimentati esclusivamente con latte adattato.
Sono state analizzate le cartelle cliniche e infermieristiche e sono stati valutati i dati di accrescimento e l'insorgenza di disturbi nei prematuri dei tre gruppi.
Risultati. La media degli incrementi ponderali settimanali del gruppo 1 è risultata maggiore di quella del gruppo 3 di 16.5 grammi. Il peso medio dopo 12 settimane dei bambini del gruppo 1 superava quello dei bambini del gruppo 3 di 198 g. Nel gruppo 1 non si sono verificati casi di sepsi neonatale mentre se ne sono verificati 1 nel gruppo 2 e 2 nel gruppo 3.
Per quanto riguarda l’incidenza dei disturbi alimentari, quali ristagno, rigurgito e vomito, essa è stata del 21% nel gruppo 1, del 54% nel gruppo 2 e del 64% nel gruppo 3.
Discussione. I dati retrospettivi ricavati dal nostro studio mostrano che nei premaaturi alimentati esclusivamente con latte materno si sono avuti un maggior incremento ponderale, una minore incideza di disturbi dell’alimentazione e assenza di episodi infettivi rispetto agli altri prematuri alimentati in tutto o in parte con latte adattato. Questi risultati confermano che l’alimentazione del pretermine con latte umano è da preferire La figura dell’infermiere pediatrico è fondamentale al fine di informare tutte le donne gravide sui benefici dell’allattamento, sostenere la donna ad allattare precocemente, istruirla sui problemi relativi all’allattamento e sulla loro prevenzione, promuovere ed incoraggiare l’allattamento e la donazione del proprio latte presso le Banche del Latte Umano Donato.
 
Malattie rare in pediatria e nucleo familiare: uno studio di caso
Original research
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (4): 133-136
Giordano Cotichelli
Introduzione. Le malattie rare colpiscono all’incirca 5 persone su mille e nell’80% dei casi sono di natura genetica. L’esordio molto spesso avviene in età pediatrica, evidenziando un quadro assistenziale abbastanza complesso, in cui la multidimensionalità degli interventi da predisporre difficilmente riesce ad essere affrontata lungo una prospettiva strategica dal sistema socio-sanitario. In questo il presente lavoro vuole essere un contributo ulteriore di riflessione attraverso lo studio di un caso clinico e assistenziale relativo ad una malattia rara pediatrica, la malattia di Pelizaeus-Merzbacher (PMD).
Obiettivo. Evidenziare le criticità nelle risposte da parte dei servizi verso un nucleo familiare di fronte al sorgere di una malattia rara pediatrica.
Materiali e metodi. Ricerca qualitativa, studio di caso. E’ stata presa in considerazione la dimensione socio-relazionale di un nucleo familiare di tre persone il cui figlio è stato colpito dalla PMD. Lo studio è stato diviso in tre fasi: preliminare (scelta del nucleo), ricerca bibliografica (costruzione di un quadro assistenziale di riferimento), intervista di medicina narrativa e analisi finale del caso.
Conclusioni. La complessità del quadro assistenziale analizzato ha evidenziato le problematiche di coping (far fronte) che interessano il nucleo familiare ed il ruolo di advocacy che si fa strada in relazione al lavoro infermieristico. Alle problematiche proprie del sistema di welfare, le reti sociali che riescono a svilupparsi fanno da sfondo e da sostegno ad un percorso di malattia abbastanza complesso riuscendo a sostenere il nucleo familiare e a restituire una risposta tridimensionale ai bisogni del bambino sul piano psico-fisico e sociale.
 
La RCP nel bambino: la presenza dei genitori può migliorare l’assistenza infermieristica?
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2012; 4 (4): 136-140
Ilaria Bergese, Simona Frigerio
Introduzione. La presenza dei genitori durante la rianimazione cardiopolmonare in ambiente pediatrico è ancora una pratica controversa. Studi dimostrano che molti professionisti ritengono che la presenza dei genitori durante le manovre rianimatorie sia sconsigliata perché i famigliari essendo emotivamente coinvolti possono prolungare o interferire con le varie procedure. Inoltre, l’equipe teme un aumento del rischio di ritorsioni legali contro i curanti per mancanza di conoscenze da parte del caregiver legate alle procedure invasive
Obiettivo. L’obiettivo di questa revisione della letteratura  è quello di valutare a partire dagli studi condotti se vi sia evidenza di variazioni della performance medico-infermieristica durante le manovre rianimatorie in presenza della famiglia dell’assistito.
Materiali e metodi. Dopo aver definito il quesito di partenza, la ricerca è stata condotta attraverso Google Scholar, banche dati quali Medline attraverso PubMed, Cochrane Library e Cinahl, Trip Database. Sono state utilizzate sia parole semplici che Mesh terms. Dopo aver impostato limiti d’età della popolazione presa in esame (all child 0-18) e temporali (dal 2006) sono state selezionate 5 pubblicazioni i meritevoli di analisi di cui una revisione sistematica, un rct e 3 studi descrittivi-osservazionali.
Risultati. Dagli studi analizzati è emerso che nonostante il personale medico-infermieristico riconosca tale pratica come necessaria e con numerosi benefici, esistono ancora molte resistenze legate spesso a timori infondati quali ritorsioni legali, aumento dello stress e paura di essere sotto giudizio. Il personale infermieristico è risultato più propenso a tale pratica e l’esperienza lavorativa è un fattore a questo associato. E’ necessario quindi lo sviluppo di percorsi finalizzati ad incrementare nell’equipe curante la capacità di accogliere e contenere emotivamente i genitori anche durante le situazioni di emergenza.