IdB-GISIP Volume 5, Numero 2, Estate 2013 PDF Stampa E-mail

Adolescenti e HIV. Indagine conoscitiva tra gli adolescenti dell’area fiorentina e le loro famiglie
Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 40-44
Nicola Piscitelli, Luca Pietrini
Abstract
Nonostante che, secondo i dati disponibili, la maggior parte degli adolescenti risultino sessualmente attivi, le iniziative di educazione ai comportamenti sessualmente responsabili loro rivolti sono ancora poco diffuse, con il rischio di una carenza di conoscenze e consapevolezza su questo tema.
Obiettivo. Lo scopo di questo studio è stato di indagare quale fosse il livello di percezione del rischio HIV e il contributo familiare in merito all’adozione di comportamenti sicuri in un gruppo di ragazzi fiorentini.
Metodi. L’indagine è stata svolta su un campione di adolescenti di età compresa tra 14 e 19 anni. Per la raccolta dati è stato usato un questionario ad hoc anonimo a risposta chiusa.
Risultati. 151 ragazzi hanno aderito all’indagine. Solo il 36% del campione identifica il sistema immunitario come bersaglio dell’HIV, l’80% ritiene che l’utilizzo di emoderivati sia una condizione a rischio e soltanto il 42% conosce il periodo finestra. Interessante come il 25% consideri il rapporto sessuale oro-genitale non a rischio e circa il 30% dichiari che frequentare tossicodipendenti, omosessuali e eterosessuali sia un rischio per la salute; inoltre il 31% definisce il rapporto sessuale anale non protetto esente da rischi. Utilizzare il preservativo è riconosciuto come mezzo protettivo dal 90% del campione anche se, solo il 44% dei sessualmente attivi lo utilizza costantemente. Sebbene il 58% degli intervistati abbia parlato in famiglia di malattie sessualmente trasmissibili, il 70% si dichiara interessato a corsi di educazione sessuale.
Conclusione. E' importante incrementare forme di educazione familiare e istituzionale dirette a pre-adolescenti e adolescente sulle malattie sessualmente trasmissibili e sulla loro prevenzione.
 
Le infezioni delle vie urinarie nel bambino: diagnosi e trattamento
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 45-48
Camilla Menchini, Giulia Anzilotti, Laura Capirchio, Ivana Pela
Abstract
Le infezioni delle vie urinarie (IVU) rappresentano le infezioni batteriche di più frequente riscontro in età infantile. Esse rappresentano un problema rilevante non solo per l’elevata frequenza con cui si manifestano ma anche perché spesso nel bambino vi sono patologie a carico dell’apparato urinario che predispongono alla ricorrenza delle IVU, come ad esempio la stenosi del giunto pielo-ureterale o il reflusso vescico-ureterale, che rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo di danno renale cronico. Diversamente che in era preantibiotica, nella quale la mortalità per IVU era del 20%, attualmente la mortalità è ridotta a zero, ma sono sempre possibili le sequele delle IVU come la pielonefrite cronica, l’insufficienza renale cronica e l’ipertensione arteriosa. Occorre, quindi, non solo riconoscere e trattare correttamente le IVU, ma anche individuare i soggetti a rischio di danno renale cronico evolutivo per agire sulla condizione predisponente alla ricorrenza delle IVU allo scopo di ridurre l’incidenza di queste sequele. Lo scopo di questa revisione è quello di aggiornare, alla luce delle più recenti linee guida internazionali, l'iter diagnostico e terapeutico di questa condizione.
 
Assistenza infermieristica nel quadro clinico del “Collodion Baby”
Esperienze professionali
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 49-51
Marco Di Muzio, Sonia Dell’Edera
Abstract
Il termine “Collodion Baby” (CB) viene utilizzato per i neonati la cui superficie corporea è ricoperta da una membrana traslucida e pergamenacea, la cosiddetta "membrana di collodio",  risultato di una disfunzione della cheratinizzazione epidermica. Quasi tutti i casi di CB nascondono una malattia autosomica recessiva ittiosiforme sottostante. La frequenza stimata è di circa 1 caso ogni 2-300.000 nati, contraddistinti dalla comparsa dei sintomi già alla nascita. Clinicamente, i CB possono andare incontro a disidratazione, squilibrio elettrolitico, difficoltà nella regolazione della temperatura corporea e aumentato rischio di infezioni gravi a causa del danno cutaneo relativamente importante. Questi neonati devono essere quindi attentamente monitorati in unità di cure intensiva e deve essere assicurato un appropriato trattamento e sostegno. In questo articolo sarà data rilevanza all’assistenza infermieristica ai bimbi nei primi giorni di vita affetti da tale quadro clinico; sarà illustrata l’importanza di un approccio metodologico, proprio della ricerca scientifica, alla disciplina infermieristica. Inoltre si descriverà la relazione d’aiuto tra infermiere e famiglia quando si verifica questo quadro clinico.
 
Validazione del PNKAS, questionario per la misurazione delle conoscenze e degli atteggiamenti degli Infermieri riguardo al dolore pediatrico
Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 52-55
Matteo Bernardi, Laura Cosma
Abstract
Le scarse conoscenze degli infermieri sono una delle principali cause della cattiva gestione del dolore pediatrico e della conseguente scarsa qualità di vita del bambino.
Questo studio ha come scopo quello di fornire uno strumento valido ed affidabile in Italia per testare le conoscenze degli infermieri in campo pediatrico.
Il questionario utilizzato è stato ideato e validato negli Stati Uniti da Renee C.B. Manworren per testare le conoscenze e gli atteggiamenti degli infermieri pediatrici americani riguardo la gestione del dolore nel bambino. Esso è a sua volta una modifica del Nurses’ Knowledge and Attitudes Survey Regarding Pain (NKAS) realizzato da McCaffery e Ferrell’s nel 1997.
 Lo strumento è stato tradotto dall’inglese all’italiano e successivamente dall’italiano all’inglese per renderlo il più possibile adatto alla nostra realtà.
Il campione dello studio era composto da 79 infermieri operanti in diverse realtà pediatriche.
La validità e l’affidabilità dello strumento si è testata attraverso: test-retest per l’affidabilità (r di Pearson = 0.84); l’alfa di Crombach, per la consistenza interna, pari a 0.66 e la validità di costrutto espressa attraverso una significativa differenza tra le percentuali medie di risposte corrette dei diversi gruppi studiati (p=0.001).
I risultati ottenuti dimostrano la validità anche in campo italiano dello strumento e sottolineato le scarse conoscenze degli infermieri e degli studenti riguardo il dolore pediatrico.
 
Effetti del numero di accessi alla culla del neonato di peso molto basso in assistenza ventilatoria durante i primi sette giorni di vita. Studio osservazionale prospettico
Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 56-60
Valeria Andrea Soldi, Elena Bezze, Laura Plevani
Abstract
Background:  La sopravvivenza dei neonati prematuri è strettamente dipendente dalle cure intensive a cui sono sottoposti e le procedure assistenziali di base pongono i piccoli pazienti ad alto rischio di ricevere continui stimoli dolorosi e stressanti. I neonati prematuri, al contrario di quello che si pensava un tempo, presentano non solo un’ipersensibilità al dolore, ma anche la percezione del dolore in seguito ad uno stimolo che normalmente non provocherebbe dolore (allodinia). È noto che esperienze dolorose durante il periodo neonatale possano essere responsabili di dei circuiti neurali, deficit di apprendimento e alterazioni del comportamento. Fonti di stress in terapia intensiva sono sia le procedure dolorose, sia le stimolazioni non dolorose quali l’handling, la visita medica, le procedure di nursing. Risulta quindi di fondamentale importanza da un lato identificare precocemente i segnali di dolore espressi dal neonato, dall’altro conoscere quali siano le procedure più stressanti per ridurle al minimo indispensabile.
Obiettivi. Quantificare il numero di accessi al neonato VLBW in assistenza ventilatoria, identificarne la tipologia ed identificare quali sono le reazioni comportamentali del neonato e se vi sono alterazioni dei parametri vitali (saturazione e frequenza cardiaca) durante ogni accesso al fine di impostare un processo di cura individualizzato, che possa ridurre gli eventi stressanti e quindi migliorare l’outcome dei neonati VLBW.
Materiali e metodi. Lo studio è stato condotto su un gruppo di neonati con peso alla nascita inferiore ai 1500 grammi (VLBW) che necessitassero di assistenza respiratoria, di tipo invasivo (ventilazione meccanica convenzionale od oscillatoria) o non invasivo (NCPAP o CPAP bifasica) per tutti i primi sette giorni di vita e per ogni bambino sono stati rilevati, sempre dallo stesso operatore, tutti gli accessi effettuati durante il periodo di osservazione. Prima o dopo ciascun accesso sono state rilevate le modificazioni di saturazione e frequenza cardiaca tramite sonde ed elettrodi collegati al monitor. A ciascun neonato è stato attribuito, sempre dallo stesso operatore, un punteggio della scala NIPS per la valutazione del dolore. I neonati sono stati valutati in prima, terza e settima giornata di vita durante il turno infermieristico mattutino dalle ore 07.00 alle ore 13.00.
Risultati. Il numero totale medio di accessi per bambino è stato di 14 ± 4,6 ed osservando il numero di accesi dal primo al settimo giorno il numero medio per ciascun neonato diminuisce. Sulla base della classificazione degli accessi in relazione all’impatto stressante effettuata da Newnham et al., gli accessi verificatesi durante l’osservazione sono stati nell’1,39% dei casi accessi estremamente stressanti, il 19,86% accessi molto stressanti, il 67,25 % sono stati accessi moderatamente stressanti, e l’11,50% sono stati accessi poco stressanti. Il tipo di accesso più rappresentato è l’assistenza di “routine” del mattino. La variazione maggiore di FC è stata causata dal prelievo venoso (variazione media di 24,67 ± DS), la variazione maggiore di SO2 è presente nell’assistenza di “routine” (variazione media di -7,85 ± 5,851) e nel prelievo capillare e venoso.
Conclusioni. I dati ottenuti mostrano che il numero di accessi è elevato ed essi creano delle alterazioni dei parametri, quali frequenza cardiaca e saturazione, variabili a seconda del tipo di accesso, della giornata di vita e dell’età gestazionale del neonato. È necessario incrementare la nostra casistica per verificare i risultati riportati e valutare la reale necessità di ogni singolo acceso, in particolar modo di quelli individuati come più stressanti, così da poter sviluppare un programma di cura individualizzato che tenga conto dei reali bisogni di ogni neonato.
 
La sindrome adrenogenitale
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 61-63
Seminara S., Nanni L., Sabatini D., Bonciani G., Anzilotti G., Piccini P., Ricci F.
Abstract
L' Iperplasia Surrenalica Congenita o Sindrome Adreno-Genitale (SAG) è una malattia rara ereditaria. Sono possibili varie forme cliniche, che possono avere un grande impatto sia funzionale che psicologico sul bambino e sull'adolescente. Sono disponibili trattamenti sia prenatali che post-natali in grado di ridurre in modo significativo gli effetti della malattia, nei quali gli infermieri assumono un ruolo molto importante.
Questo articolo presenta lo stato dell'arte sulla fisiopatologia della sindrome, sulla diagnosi e sulla terapia.
 
Le conoscenze degli Infermieri sulle tecniche per il controllo del dolore da procedura invasiva nei bambini: indagine conoscitiva
Esperienza professionale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 64-66
Giovanna Massarelli Del Grosso
Abstract
Nell’attuale organizzazione delle cure la maggioranza del dolore nel bambino ospedalizzato è provocata dalle procedure invasive compiute dal personale infermieristico ed è quindi fondamentale che gli infermieri dedichino parte del loro impegno ad utilizzare interventi e strumenti volti a gestire la paura, l’ansia e lo stress correlati all’esperienza dolorosa provata dal paziente pediatrico.
Obiettivi. Capire quanto siano aggiornate e complete le conoscenze che gli infermieri che lavorano in Pediatria hanno rispetto alle tecniche di contenimento del dolore da procedura; identificare quali siano le tecniche più comunemente messe in atto da tali infermieri per contenere il dolore; determinare se gli infermieri ritengano utile l’introduzione di una procedura aziendale per il controllo del dolore da manovre invasive nel contenimento della sintomatologia algica.
Materiali e metodi. Indagine conoscitiva realizzata presso il Country Pediatria del Presidio Ospedaliero di Domodossola ASL VCO avvenuta tramite un incontro programmato con il Pediatra Responsabile di struttura e il Coordinatore infermieristico e un’intervista strutturata effettuata a tutto il gruppo infermieristico (9 operatori).
Risultati. L’indagine effettuata ha evidenziato una buona conoscenza dell’anestetico locale, delle scale di valutazione (nel 56% degli intervistati) e un ottima conoscenza della tecnica di distrazione (nel 100% degli intervistati). La totalità della popolazione (100% di rispondenza) non utilizza nella pratica clinica i sopracitati interventi ed evidenzia l’assenza in struttura di procedura operativa validata per la gestione del dolore da manovre invasive. L’utilità di introdurre una procedura aziendale è emersa da tutta la popolazione oggetto di indagine (100% degli intervistati).
Discussione.  risultati di questa indagine sottolineano come la gestione infermieristica del problema ”dolore pediatrico da procedure invasive” sia molto complessa a causa del divario rilevante tra la teoria e la pratica in ambito assistenziale specifico. A sostegno di ciò l’indagine effettuata potrebbe essere utilizzata come base per individuare il bisogno formativo degli infermieri e fornire informazioni agli operatori di contesti organizzativi aventi caratteristiche simili a quelle della presente indagine nell’ottica di favorire, nella pratica assistenziale, il radicarsi di un linguaggio clinico comune e condiviso per la gestione del dolore pediatrico da procedure invasive.
 
Lassù qualcuno ci ascolta ? Finalmente segnali di attenzione della “politica” verso l’infermieristica pediatrica
Dalla SISIP
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 67

Premio di Laurea “Charles West” 2012. I vincitori
Dalla SISIP
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 68-69

La SISIP “affiliata” alla SIP
Dalla SISIP
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2013; 5 (2): 69