IdB-GISIP Volume 6, Numero 1, Primavera 2014 PDF Stampa E-mail
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Lunedì 05 Maggio 2014 13:17

 

Confronto di efficacia tra due apparecchiature per fototerapia nell’iperbilirubinemia del neonato. Studio clinico randomizzato
Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2014; 6 (1): 3-6

Marisa Agnoletti, Serena Bombardi, Pamela D’Ascenzo, Lisa Milanesi, Carla Privitera, Laura Tramonti, Donatella Cocchi
Abstract
La fototerapia è il trattamento ormai consolidato dell’iperbilirubinemia neonatale, secondo linee guida internazionalmente riconosciute. Nel corso degli anni, lo sviluppo tecnologico ha portato all’acquisizione di apparecchiature che utilizzano, come sorgente luminosa, lampade a fluorescenza, lampade alogene, sistemi a fibre ottiche e, infine, diodi ad emissione luminosa (LED) blu.
Obiettivi. La recente introduzione nella nostra U.O. di apparecchiature con LED blu ci ha suggerito un confronto di efficacia con il vecchio sistema a lampade fluorescenti (LF) a luce bianca tuttora in uso.
Metodi. Due gruppi di neonati con iperbilirubinemia sono stati sottoposti in maniera prospettica e randomizzata a fototerapia con LF o con LED blu per 24 ore. Durante il trattamento sono state valutate le variazioni della bilirubina sierica, dell’ematocrito e del peso.
Risultati. Sono stati studiati 40 neonati con iperbilirubinemia, divisi in due gruppi comparabili per sesso, età gestazionale, età e peso. La riduzione media della bilirubina nelle 24 ore è risultata paragonabile nel gruppo LF e nel gruppo LED (4.3 mg/dl, DS 1.9 vs. 4.7 mg/dl, DS 1.3; p=0.4), così come l’andamento dell’ematocrito. I neonati del gruppo LED hanno mostrato un lieve ma significativo incremento ponderale rispetto a quelli del gruppo LF, rispettivamente 59 gr (range: da -12 a +148) vs. 8 g (range: da -135 a +120); p=0.0025).
Conclusioni. I due sistemi per fototerapia, attualmente in uso, hanno mostrato paragonabile efficacia.
 
La gestione assistenziale del bambino vittima di ingestione di caustici
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2014; 6 (1): 7-9
Nicole Olivini
Abstract
Sebbene spesso le si attribuisca un ruolo di secondo piano, l’ingestione di sostanze caustiche nel paziente pediatrico, soprattutto nei bambini di età compresa tra i 2 e i 4 anni, rappresenta un’evenienza frequente, che richiede un approccio clinico tempestivo ed efficace.
Scopo di questo articolo è illustrare i principi generali della gestione di tali pazienti, con uno sguardo particolare all’aspetto diagnostico.
 
L’efficacia degli interventi informativi infermieristici nell’area dei bisogni di base nella fase di dimissione dal Nido
Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2014; 6 (1): 10-16
Caterina Ortali, Cassandra D’Agostino
Abstract
Gli interventi educativi per le neo-mamme, in particolare per quanto riguarda la fase di dimissione dai punti nascita, sono ancora un tema poco trattato in letteratura, ma rappresentano una risorsa da valorizzare, perfezionare e potenziare. È importante infatti preparare le madri (e anche i padri, laddove sia possibile) al rientro a casa, al fine di aiutarle ad affrontare e superare le normali preoccupazioni, nonché per dare loro indicazioni sulla continuità assistenziale – in quanto le pratiche ospedaliere da sole non sono sufficienti.
Obiettivi. L’obiettivo di questa indagine conoscitiva è quello di verificare se l’intervento educativo infermieristico strutturato offerto dal Nido dell’A.O.U. Santa Maria della Misericordia di Udine venga percepito come efficace dalle neo-mamme nella fase di dimissione.
Materiali e metodi. Nel periodo 1 gennaio - 31 gennaio 2012 è stato somministrato un questionario redatto ad hoc alle neo-mamme dei neonati in dimissione dal Nido di Udine, che avevano partecipato all’incontro educativo infermieristico e che avevano dato il consenso a partecipare all’indagine. A distanza di 10 giorni dal rientro a domicilio, lo stesso campione di madri ha ricevuto una telefonata nel corso della quale sono stati riproposti alcuni dei quesiti iniziali – ciò al fine di confrontare i risultati e di verificare se l’educazione ricevuta veniva sentita come soddisfacente ed era stata utile per affrontare il rientro a casa.
Risultati. Sono state coinvolte nella ricerca 66 madri, sono stati riconsegnati 59 questionari e sono state effettuate 59 interviste telefoniche. La media della soddisfazione delle madri è stata di 8,3/10 prima della dimissione e di 8,4/10 a distanza. L’incontro è parso utile al 98,3% del campione prima della dimissione e al 94,9% dopo 10 giorni. Sono state valutate con punteggi elevati la maggior parte delle informazioni ricevute, per cui esse sono risultate sufficienti e adeguate. A distanza, le madri hanno segnalato che avrebbero voluto ricevere maggiori informazioni su argomenti quali: l’allattamento al seno, il riconoscimento del pianto per fame o dolore e la gestione del ritmo sonno-veglia del neonato.
Conclusioni. Un incontro educativo infermieristico strutturato pre-dimissione dai punti nascita su contenuti condivisi è una tappa importante che permette anche il confronto con altre madri; parallelamente è necessario dare indicazioni personalizzate tramite colloqui individuali. Questo approccio ha un doppio valore: migliora le capacità genitoriali aumentando l’autoefficacia percepita delle pazienti del Nido e rende gli operatori consapevoli del ruolo educativo che è parte integrante della professione infermieristica.
 
Rischio infettivo nel neonato pretermine: aspetti correlati alla gestione infermieristica dell’incubatrice
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2014; 6 (1): 16-19
Sara Foscaro
Abstract
Per garantire la stabilità termica ai neonati prematuri, le moderne incubatrici si sono evolute nel tempo, soprattutto in termini di temperatura e umidificazione; queste condizioni però rendono l’ambiente caldo-umido dell’incubatore un habitat ottimale per la proliferazione dei microorganismi. Inoltre la necessità di dover continuamente aprire gli oblò della culla per raggiungere il bambino, rende l’incubatrice un mezzo di trasmissione di agenti potenzialmente patogeni.
Obiettivi Questa revisione si propone di indagare la corretta gestione dell’incubatrice da parte dell’equipe infermieristica, in particolare in termini di igiene, per ridurre il rischio infettivo.
Materiali e metodi. È stata effettuata una revisione della letteratura attraverso una ricerca in varie banche dati utilizzando parole chiave libere, formulate a partire dai quesiti posti inizialmente. Sono state prese in esame linee guida, revisioni sistematiche, revisioni, meta-analisi, commenti, studi osservazionali e sperimentali attinenti al tema trattato e appartenenti alla disciplina del nursing.
Risultati. L’incubatrice risulta un serbatoio di microorganismi potenzialmente patogeni ma non esistono dati specifici che ci indichino quanto essa incida sul fenomeno complessivo delle infezioni nosocomiali. Gli interventi che coinvolgono l’infermiere riguardano la gestione dell’incubatrice in termini di igiene quotidiana e terminale; accanto a questi interventi la ricerca rileva la necessità di implementare l’igiene delle mani, di introdurre l’utilizzo della tecnica del gomito per aprire e chiudere l’incubatrice e l’igiene degli item esterni alla pratica assistenziale.
 
Problematiche dell’allattamento al seno nei primi sei mesi di vita: uno studio descrittivo
Ricerca originale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2014; 6 (1): 20-23
Chiara Costa, Sara Buchini
Abstract
Backround. Molte donne interrompono precocemente l’allattamento al seno esclusivo nonostante le direttive della World Health Organization che lo raccomandano nei primi sei mesi dopo il parto.
Scopo. Descrivere le problematiche sull’allattamento al seno in madri di bambini fino a sei mesi di vita e riflettere su quali informazioni potrebbero essere fornite prima della dimissione ospedaliera.
Materiali e metodi. Studio osservazionale retrospettivo. Sono state consultate tutte le cartelle infermieristiche delle madri di bambini con età inferiore a sei mesi che hanno usufruito del servizio dell’Ambulatorio Primi Giorni del Distretto Socio-Sanitario n. 3 dell’Azienda ULSS 16 di Padova tra il 1° gennaio 2010 ed il 30 dicembre 2010.
Risultati. 88 madri (56,41%) sono state incluse nello studio. I fattori che causano preoccupazione sono: il dolore e la stanchezza (15,91%), la crescita ponderale e/o la paura di non avere abbastanza latte (10,23%). Per alcune donne anche la gestione della famiglia (4,55%) e la mancanza di supporto (4,55%) diventano fonte di stress, insieme alle difficoltà nell’occuparsi del bambino (21,59%).
Discussione e conclusioni. Al momento della dimissione ospedaliera, le madri devono possedere alcune competenze per poter gestire le eventuali problematiche relative all’allattamento al seno.
 
La prevenzione delle infezioni ospedaliere da batteri multiresistenti
Review
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2014; 6 (1): 24-27
Sabrina Becciani, Alessia Stival, Martina Giacalone, Simona Montano, Luisa Galli
Abstract
L’esteso e incontrollato utilizzo di antibiotici ha portato alla diffusione di microrganismi resistenti a un numero progressivamente crescente di farmaci (multiresistenti o MDR), limitando la disponibilità di medicinali efficaci per le infezioni da essi provocate. I pazienti pediatrici rappresentano un gruppo ad alto rischio per lo sviluppo di infezioni da MDR, soprattutto in ambiente ospedaliero. Attualmente risulta dunque fondamentale una sorveglianza sistematica di tali patogeni e una loro corretta gestione nell’ambiente sanitario, con l’obiettivo di prevenire lo sviluppo di infezioni ad essi correlate.
 
Il ruolo del Coordinatore infermieristico nella pianificazione e gestione del percorso assistenziale del bambino abusato, dal Pronto Soccorso alla dimissione
Esperienze professionali
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2014; 6 (1): 28-29
Alessandria Lingria, Maria Pia Santoro
Abstract
Il ruolo del coordinatore infermieristico nella gestione delle risorse sia umane che materiali può incidere in maniera determinante sulla pianificazione, formazione del personale e gestione delle azioni da intraprendere in ogni attività necessaria al funzionamento di un servizio, come quello di un Pronto Soccorso Pediatrico che accoglie bambini con sospetto di abuso.
 
Scaffale
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2014; 6 (1): 30

La traduzione italiana di "How to nurse sick Children" di Charles West - Parte 1
CHILDREN'S NURSES-Italian Journal of Pediatric Nursing Science. 2014; 6 (1): 31-32
a cura di Cecilia Spinelli-Bini e Filippo Festini
Inizia in questo numero la pubblicazione in italiano a puntate della prima opera di Infermieristica pediatrica “How to Nurse Sick Children”, pubblicata da Charles West nel 1854 ed intesa come libro di testo per la formazione delle Infermiere dei Bambini dell’Ospedale Great Ormond Street di Londra. E’ la prima volta che “How to nurse Sick Children” viene tradotta in italiano. L’edizione che qui viene presa in considerazione è la terza, pubblicata nel 1864 sempre per i tipi dell’editore Longman, Green & Roberts di Londra.
“How to nurse Sick Children” è il testo fondamentale al quale si fa risalire la nascita dell’Infermieristica pediatrica come autonoma disciplina scientifica ed assistenziale.

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Maggio 2014 13:40