Children's Nurses-IJPNS Volume 7, Numero 3, Autunno 2015 PDF Stampa E-mail
Children's Nurses-IJPNS Volume 7, Numero 3, Autunno 2015 
Applicazione delle tecniche non farmacologiche per la gestione del dolore procedurale in ambito pediatrico. Studio osservazionale 
Federica Felloni, Luca Giuseppe Re, Elena Bezze
Children’s Nurses - Italian Journal of Pediatric Nursing Sciences 2015; 7 (3): 76-80.
Observational study, [Italian]
Abstract
Il dolore procedurale si verifica spesso causando ansia e preoccupazione nei bambini e nelle loro famiglie. Nonostante la conoscenza e la disponibilità di strumenti di misurazione del dolore e di efficaci tecniche farmacologiche e non farmacologiche per il controllo del dolore siano in aumento, La gestione del dolore procedurale può ancora rappresentare una sfida. L'utilizzo di tecniche per il controllo del dolore insieme ad una partecipazione attiva dei genitori rappresentano elementi chiave per la gestione del dolore.
Obiettivo. Misurare la frequenza delle tecniche non farmacologiche (TNF) nella gestione del dolore procedurale associata al prelievo venoso e valutarne l’uso appropriato nella fascia di età 1 mese - 17 anni.
Materiali e metodi. Abbiamo condotto uno studio osservazionale utilizzando una checklist a 35 items, comprendente i principali aspetti sulla gestione e controllo del dolore procedurale da prelievo venoso. 
Risultati. Il 97,6% di 376 procedure osservate riguardavano prelievi venosi. Nel 72,3% dei casi il materiale non era stato preparato prima dell'arrivo del bambino. Il 98,4% dei genitori era presente durante il prelievo venoso e nel 58,2% dei casi hanno mostrato un atteggiamento adeguato alle circostanze. Non sono state date spiegazioni riguardanti la procedura nel 91,2% e su come relazionarsi col bambino nel 100% dei casi. La durata di esecuzione del prelievo venoso è stata breve nel 89,3% dei casi. Sono state utilizzate le TNF nel 68,3% dei casi.
Discussione / Conclusioni. Anche se le TNF sono state utilizzate in modo preponderante, sarebbe auspicabile un ulteriore coinvolgimento sia della famiglia che del bambino al fine di ottenere un miglior controllo del dolore. Il tempo di esecuzione della procedura non dovrebbe essere eterogeneo tra gli operatori sanitari.

Ruolo della medicazione e dei dispositivi di immobilizzazione nel mantenimento dei cateteri venosi periferici nei bambini: revisione della letteratura 
Lorenzo Maddaloni
Children’s Nurses - Italian Journal of Pediatric Nursing Sciences 2015; 7 (3): 81-85.
Review, [Italian]
Abstract
In ambito pediatrico il posizionamento di un accesso venoso è spesso percepito come procedura traumatica, invasiva e dolorosa. E' quindi fondamentale il mantenimento il più a lungo possibile di un CVP funzionante.
Scopo. Indagare se l’utilizzo di ferule, steccature e dispositivi di stabilizzazione aumenti la longevità del CVP e quale sia il miglior tipo di medicazione per preservare l’accesso venoso nei bambini.
Materiali e metodi. E’ stata effettuata una ricerca in Letteratura mediante i principali Database scientifici. E’ stato preso in esame Medline, Cinahl, la Cochrane Library, la National Guideline Clearinghouse, ed inoltre il sito web della Registered Nurses' Association of Ontario, senza limiti di tempo, lingua e tipo di pubblicazione. Successivamente si è proceduto ad un processo di screening ed inclusione degli studi mediante valutazione abstract, full-text e valutazione critica. 
Risultati. Attualmente non sono disponibili sufficienti evidenze scientifiche che raccomandino l’utilizzo della steccatura dell’arto dove viene posizionato il CVP e deve essere ancora indagata l’effettiva utilità dei dispositivi di stabilizzazione tipo StatLock per i bambini. Per l’aspetto della medicazione dei CVP dalla letteratura sembra emergere l'equivalenza tra l’utilizzo della medicazione trasparente sterile e quello delle garze sterili. Se si considera il monitoraggio delle potenziali complicanze è tuttavia opportuno optare per la medicazione trasparente sterile. 
Sono necessari studi più approfonditi e specifici che tengano conto delle particolari e delicate caratteristiche della popolazione pediatrica.

Presenza dei genitori durante la rianimazione cardiopolmonare in ambito pediatrico: indagine conoscitiva
Stefania Mondini, Stefano Maiandi, Barbara Maria Cantoni
Children’s Nurses - Italian Journal of Pediatric Nursing Sciences 2015; 7 (3): 86-89.
Observational Study, [Italian]
Abstract
Background. La rianimazione cardiopolmonare (RCP) pediatrica prevede l’impiego di competenze specifiche in un setting caratterizzato da un’alta complessità assistenziale e da un impatto emotivo considerevole: tali caratteristiche sono considerate sfavorenti per la presenza dei genitori durante le manovre rianimatorie. 
Scopo. Indagare le procedure assistenziali relative alla presenza dei genitori durante la RCP in ambito pediatrico
Materiali e Metodi. Indagine conoscitiva attraverso  questionario “ad hoc”, in una coorte di convenienza composta dai Coordinatori Infermieristici delle Unità Operative di Pronto Soccorso Pediatrico e Generale di 9 strutture ospedaliere milanesi e dei 10 Pronto Soccorso Pediatrico degli ospedali “sentinella” afferenti alla Società Italiana di Medicina ed Emergenza Urgenza Pediatrica (SIMEUP)
Risultati. Il target di riferimento  è risultato essere di 17 strutture su 19 con un tasso pari al 89,4%. Nel 23,5% viene dichiarata la presenza di entrambi i genitori durante tutte le fasi della RCP. Il 58,8% si esprime favorevolmente alla presenza della famiglia durante gli atti rianimatori pur dichiarando difficoltà a realizzare tale garanzia per l’inidoneità degli spazi, per difficoltà a gestire l’atteggiamento dei familiari ansiosi e per l’assenza di una figura di supporto a loro dedicata. Il 17,7% non consente la presenza per la percezione che i genitori siano d’intralcio allo sforzo rianimatorio e per paura di avvertirne l’ansia.
Conclusioni. Offrire ai genitori la possibilità di scelta si è rivelata essere la scelta migliore, come supportato dalla letteratura.
I motivi limitanti la scelta di non far assistere la famiglia alla rianimazione del proprio figlio, dovrebbero essere superati dalla volontà di creare un setting ottimale attraverso un duplice fronte: da un lato un cambiamento organizzativo-strutturale e dall’altro l’implementazione di protocolli di gestione e la formazione del personale.

La percezione dei bambini sul loro coinvolgimento nel processo di cura: uno studio trasversale 
Glenda Campolunghi, Patrizio Sannino, Elena Bezze
Children’s Nurses - Italian Journal of Pediatric Nursing Sciences 2015; 7 (3): 90-93
Observational Study, [Italian]
Abstract
Introduzione. L’ospedalizzazione può essere un momento difficile per i bambini; il distacco dall’ambiente familiare, le cure mediche, la mancanza di preparazione al ricovero possono creare un trauma. Gli infermieri possono contribuire a contenerlo coinvolgendo i bambini mediante un’adeguata informazione, permettendo loro di partecipare alle decisioni che li riguardano.
Scopo. Indagare le percezioni dei bambini riguardo la figura dell’infermiere e riguardo al livello del loro coinvolgimento nel processo di cura.
Materiale e metodi. Studio descrittivo che ha coinvolto un campione di bambini tra i 7 e gli 11 anni in 3 reparti della “Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico” di Milano nel mese di febbraio 2013, con utilizzo di un questionario con domande a risposta multipla su scala Likert e domande a risposta aperta, in 4 macroaree (percezione inerente al coinvolgimento nel processo di cura, alla figura dell’infermiere, rispetto dei bisogni affettivi e di svago, percezione del contesto di cura).
Risultati. Hanno partecipato 29 bambini prevalentemente maschi di nazionalità italiana, distribuiti in modo omogeneo nelle diverse fasce di età, che si sentono coinvolti nel processo di cura da parte dell'infermiere (83%), riscontrano caratteristiche positive negli infermieri (86%), ritengono rispettati i loro diritti (94%) e che hanno una percezione del contesto di cura tendenzialmente positiva (89%), identificando il gioco come aspetto positivo e le procedure dolorose come elementi negativi.
Discussione e conclusioni. L’infermiere appare come una figura positiva e di sostegno durante il ricovero, tuttavia, secondo i bambini, dovrebbe dedicare più tempo all’ascolto e al coinvolgimento nelle cure, interagendo attraverso il gioco per contenere il dolore, ridurre l’impatto di fattori favorenti quell’ansia che può rendere più angosciante e drammatica la sensazione dolorosa nonché per prevenire gli effetti negativi dell’ospedalizzazione.

Rilevazione sistematica degli interventi infermieristici in ambito pediatrico. Studio di prevalenza in due ospedali Lombardi
Valentina Cacciapuoti, Orietta Milani, Maria Marzona, Davide Ausili, Stefania Di Mauro
Children’s Nurses - Italian Journal of Pediatric Nursing Sciences 2015; 7 (3): 94-100.
Observational study, [English]
Abstract
Obiettivo Nel contesto sanitario italiano si delineano in maniera strutturata percorsi di riorganizzazione degli ospedali che, ricorrendo al criterio dell’assistenza per processi e non per patologia, non possono prescindere dall’ intensità di cura e complessità assistenziale infermieristica. Il Sistema Informativo della Performance Infermieristica (Sipi) si mostra come strumento di dimostrato valore scientifico in grado di rilevare la complessità assistenziale infermieristica, tuttavia esso non è applicabile al contesto pediatrico. Lo scopo dello studio è stato quello di ripercorrere il primo step della prima fase di progettazione del Sipi per l’adulto per rilevare in modo sistematico gli interventi infermieristici erogati nei reparti di pediatria di due ospedali lombardi.
Metodo E’ stato condotto uno studio di prevalenza attraverso l’analisi delle cartelle infermieristiche e parte della documentazione sanitaria. È stato effettuato un campionamento di convenienza che ha incluso 342 pazienti. Con il software excel è stata strutturata una apposita Griglia per la rilevazione sistematica degli interventi infermieristici.
Risultati La rilevazione sistematica degli interventi infermieristici ha permesso di comprendere l’assistenza infermieristica, in termini di interventi documentati, erogata nelle due sedi oggetto di studio.
Conclusione Il presente lavoro fa parte di un percorso finalizzato a rendere evidente il contributo infermieristico in area pediatrica e a determinare il “peso” dell’assistenza infermieristica attraverso l’utilizzo di uno strumento in grado di rilevare la complessità assistenziale. Lo studio ha consentito di avere un elenco di interventi infermieristici privo di ridondanze, integrativo del Modello teorico di riferimento e quanto più rappresentativo degli interventi erogati nelle sedi oggetto di analisi. Tale elenco costituisce il punto di partenza per uno studio successivo finalizzato alla strutturazione della scheda SIPI in ambito pediatrico.

Prendersi cura dei bambini con MAR il ruolo educativo dell’infermiere e la percezione dei genitori 
Andrea Zottarelli, Mery Biasutto 
Children’s Nurses - Italian Journal of Pediatric Nursing Sciences 2015; 7 (3): 101-106.
Observational study, [Italian]
Abstract
Introduzione. Le malformazioni ano-rettali (MAR) rappresentano un difetto congenito relativamente frequente, con un’incidenza media di 1:5000 nati in Italia. Dopo l'intervento chirurgico correttivo, il percorso clinico-assistenziale prevede una delicata fase di follow up, ove l’educazione terapeutica rivolta ai genitori assume un ruolo fondamentale. Alcuni studi suggeriscono che, stante la complessità delle abilità psico-motorie da acquisire, emergono incertezze e fragilità nei genitori, i quali avrebbero bisogno di maggior accompagnamento da parte dei professionisti sanitari riguardo la cura della stomia, la riabilitazione intestinale e la gestione dell'eventuale incontinenza residua.
Scopo e finalità. Indagare il percepito dei genitori rispetto l’educazione terapeutica ricevuta dall’infermiere, evidenziandone aspetti di potenzialità ed eventuali fragilità suscettibili di miglioramento; alla luce dei risultati emersi, produrre ulteriori conoscenze utili a migliorare e incrementare l’autonomia dei genitori a domicilio.
Materiali e metodi. E’ stata realizzata un’indagine descrittiva su un campione di convenienza, condotta da luglio a settembre 2013. Lo strumento di rilevazione, redatto sulla scorta della letteratura consultata, è rappresentato da un questionario, somministrato mediante intervista telefonica, che prende in esame i seguenti aspetti: gestione della stomia, calibrazioni anali, riabilitazione intestinale, gestione dell’incontinenza residua, dati socio-anagrafici relativi al genitore e clinici rispetto al bambino, riflessioni ulteriori da parte del genitore.
Risultati. I dati delineano il profilo di un caregiver (per la maggioranza madri) che esprime alcune fragilità rispetto il proseguito delle cure a livello domiciliare del proprio bambino. In particolare, i genitori dei bambini di età compresa tra 0-3 anni necessitano di maggior rinforzo rispetto le abilità nella cura della stomia; i genitori dei bambini di età scolare manifestano, invece, difficoltà rispetto la riabilitazione intestinale e la gestione della incontinenza residua, fondamentale per ridurre il disagio sociale del bambino. I genitori, inoltre, esprimono il bisogno di essere supportati dal punto di vista psicologico, ed indirizzati precocemente a gruppi di sostegno.
Conclusioni. La presa in carico infermieristica del bambino, dopo l'intervento per MAR, implica che i genitori ricevano adeguata educazione, al fine di svolgere in sicurezza e senza disagio o paura le attività di cura della stomia, riabilitazione intestinale e gestione dell'incontinenza residua. Un genitore che riceve maggior sostegno educativo sarà, infatti, in condizione di incrementare la qualità dell’assistenza che fornisce al bambino stesso. Infine, l'esperienza nell'ambito dell'assistenza a questo profilo di bambini, suggerisce che l'infermiere potrebbe contribuire alla ricerca clinica rispetto due importanti problematiche ad oggi emergenti: la indisponibilità di presidi adeguati per i neonati gravemente pretermine e l'aumentata incidenza di allergia al lattice.