Volume 1, Numero 4, Dicembre 2009 PDF Stampa E-mail
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Venerdì 29 Gennaio 2010 18:44

Volume 1, Numero 4, Dicembre 2009

Il coinvolgimento degli infermieri dei bambini nella ricerca. Come far crescere la ricerca focalizzata sulla pratica clinica
Philip Darbyshire
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 1 (2009), numero 3, pagg. 127-133
Obiettivi: in questo articolo spero di riuscire -almeno parzialmente- a smitizzare la ricerca, in particolar modo per come può essere percepita dagli infermieri clinici; cercherò di incoraggiare il coinvolgimento e la partecipazione degli infermieri clinici di pediatria nella ricerca clinica e di proporre delle strategie pratiche e gratificanti che tutti gli Infermieri dei bambini possono adottare per cominciare a creare una cultura della ricerca in ogni ambito clinico.
Background: C’è un’attesa crescente verso il coinvolgimento di tutti gli Infermieri nella ricerca, un’attesa destinata a non scomparire. Nonostante lo storico e dannoso dualismo che ha visto la ricerca essenzialmente come prerogativa dell’ “accademia”, i clinici -inclusi gli Infermieri- stanno cominciando ad assumere un interesse e un ruolo nella ricerca nonostante i numerosi ostacoli che devono superare. Nel sistema sanitario attuale gli Infermieri dei Bambini non possono permettersi di rinunciare alla responsabilità di fare ricerca e non possono permettersi di ritardare il loro coinvolgimento in essa fin quando non si saranno concretizzate le condizioni ideali per farlo. Questo articolo suggerisce degli approcci e delle strategie che gli infermieri clinici, formatori, manager e ricercatori possono utilizzare come base per iniziative collaborative di ricerca che siano produttive e di reciproco beneficio.
Conclusioni: Lo sviluppo di una ricerca centrata sulla pratica clinica, collaborativa ed interdisciplinare è divenuto ormai un imperativo in tutto il mondo. Non c’è alcun motivo per cui gli Infermieri dei Bambini non possano avere un ruolo di leader in questo movimento. I precedenti modelli nei quali la ricerca è stata intrapresa dagli accademici e poi “disseminata” ai clinici per la “implementazione” non ha avuto successo.

L’Infermiere di Triage nel pronto soccorso pediatrico
Rosanna Galasso
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 1 (2009), numero 3, pagg. 134-138
Il sistema di triage è uno strumento organizzativo rivolto al governo degli accessi non programmati ad un servizio per acuti. Questo processo, con cui i pazienti vengono selezionati e classificati in base al tipo e all’urgenza delle loro condizioni, è da distinguere dalla visita medica, in quanto l’obiettivo del triage è la definizione della priorità con cui il paziente verrà visitato dal medico. Il triage può essere svolto con diverse modalità a seconda dei campi in cui viene applicato: in centrale operativa, in pronto soccorso, sul territorio o nelle maxiemergenze e catastrofi. Il termine deriva dal verbo francese trier e significa scegliere, classificare. Indica quindi il metodo di valutazione e selezione immediata usato per assegnare il grado di priorità quando si è in presenza di molti pazienti.
Questo articolo tratta della funzione di triage a livello ospedaliero ed in particolare nelle strutture complesse di pronto soccorso come previsto dalle linee-guida in materia di requisiti organizzativi e funzionali della rete di emergenza-urgenza (DPR 27/3/92) secondo cui "all’interno del DEA deve essere prevista la funzione di triage, come primo momento di accoglienza e valutazione dei pazienti in base a criteri definiti che consentano di stabilire le priorità di intervento. Tale funzione è svolta da personale infermieristico adeguatamente formato, che opera secondo i protocolli prestabiliti dal dirigente del servizio e in stretta collaborazione con il personale medico".
La tendenza -comune a tutte le realtà sanitarie- ad un aumento del ricorso al pronto soccorso da parte dei cittadini, ha reso indispensabile l’attivazione della funzione di triage in tutti i pronto soccorso ed in particolare in quelli pediatrici

Organizzazione delle cure per la creazione di un Trauma Center pediatrico
Vincenzo Abagnale
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 1 (2009), numero 3, pagg. 139-141
Gli incidenti rappresentano una delle prime cause di morte e disabilità in età pediatrica.
Numerosi studi dimostrano che nei bambini politraumatizzati la prognosi è migliore se l’assistenza viene prestata nei trauma center specialistici. Questo articolo riporta l’esperienza del Trauma Center dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze

L’abuso sui minori e l’infermiere esperto al triage: gestione di un’urgenza. Proposta di protocollo
Maria Pia Santoro, Roberto Lo Piccolo
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 1 (2009), numero 3, pagg. 142-145
Il triste fenomeno del maltrattamento e dell’abuso sessuale ai danni dei bambini è purtroppo sempre presente nella nostra società e si manifesta in forme nuove, anche in relazione ai flussi immigratori. E’ necessario predisporre gli strumenti perché i nostri ospedali assumano un ruolo attivo nell’evidenziare e contrastare precocemente situazioni misconosciute di abuso, di ogni tipologia. Questo non solo per poterle trattare, ma anche per poter inviare precocemente le vittime alle strutture idonee, che possano curare le conseguenze psicologiche dell’abuso, particolarmente gravi nell’età evolutiva. In questo lavoro cerchiamo di evidenziare in particolare le competenze richieste all’Infermiere esperto nella gestione del bambino abusato sessualmente, riconoscendo che l’Infermiere ha maggiori difficoltà e responsabilità quando si trova di fronte ad un bambino abusato, rispetto ad altre patologie. Vengono inoltre presentati i dati relativi ai casi di abuso presi in carico da un ospedale pediatrico di terzo livello e viene proposto un protocollo operativo per gli Infermieri del pronto soccorso pediatrico..

Metoclopramide, pasti addensati e postura per il trattamento del reflusso gastroesofageo in bambini sotto i due anni. Sintesi di una Revisione Sistematica
Maria Chiara Ariotti, Ilaria Bonazzi, Viviana Frigato
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 1 (2009), numero 3, pagg. 146-148
Il reflusso gastro-esofageo (GER) è la risalita del contenuto gastrico in esofago conseguente a una disfunzione delle barriere antireflusso; circa il 50% della popolazione pediatrica nei primi tre mesi di vita rigurgita almeno una volta al giorno, ma tale disturbo regredisce spontaneamente con il passare del tempo. Questa caratteristica è dovuta alla fisiologica immaturità dei meccanismi antireflusso, associata a una postura prevalentemente distesa e a pasti liquidi.
Tuttavia, la manifestazione clinica del GER può risultare importante includendo pianto, irritabilità, arresto di crescita, tosse e respiro affannoso, fino a complicanze gravi come polmonite, crisi di apnea, esofagite, ecc. L'attuale approccio clinico include un’ampia serie di opzioni: in primis la rassicurazione dei genitori seguita da postura, dieta e terapia farmacologica, ma lo stato dell’arte in letteratura è comunque controverso, facendo scaturire la necessità di una revisione sistematica. Dall’articolo sintetizzato, si dimostra che l’uso di pasti addensati è efficace per il trattamento del GER, senza però alcun metodo standardizzato per il loro inspessimento. La posizione supina è da preferire rispetto a quella prona o in decubito laterale, entrambe correlate a un maggiore rischio di SIDS. Infine, anche il metoclopra-mide riduce il GER, ma il beneficio derivante dal suo uso deve essere rapportato ai possibili effetti collaterali.

Gli accessi venosi centrali per emodialisi pediatrica
Stefania Cozza, Maria Rosaria Palladino
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 1 (2009), numero 3, pagg. 149-152
L’emodialisi è spesso preferita nei bambini di età superiore ai 5 anni. A causa della difficoltà di creare la fistola nei bambini di piccola taglia -specialmente nei bambini di età inferiore ai 2 anni- e nei casi in cui è previsto un breve periodo di emodialisi, il catetere venoso centrale (CVC) è l'accesso vascolare solitamente utilizzato. Questo articolo rivede gli aspetti tecnici della gestione del CVC per emodialisi pediatrica.

La vitamina D: non solo osso
Salvatore Seminara, Perla Scalini, Marta Generoso, Laura Nanni
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 1 (2009), numero 3, pagg. 153-154
La vitamina D rappresenta un elemento essenziale non solo per la salute dell’apparato osseo, ma anche per la salute generale. Viene prodotta nella pelle grazie ad una corretta esposizione alla luce solare o può essere assunta dalla dieta. La carenza di vitamina D è un fenomeno osservato sempre più frequentemente, al punto tale che alcuni autori parlano di uno stato pandemico. Le principali cause di ipovitaminosi D sono rappresentate da una ridotta esposizione solare, l’aumentata pigmentazione cutanea, stati di malassorbimento, l’obesità e il deficiente apporto dietetico. Il riemergere del rachitismo dovuto ad uno stato di ipovitaminosi D grave anche in paesi occidentali ha determinato la necessità di indagare la reale prevalenza del fenomeno nella popolazione, definire nuovamente i livelli di 25(OH)D per i quali si parla di deficienza, insufficienza e normalità e rivedere le linee guida riguardo la prevenzione e il trattamento dell’ipovitaminosi D.

“Musica in ospedale” nei reparti di pediatria: musica in terapia
Alessandro Bufalini
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 1 (2009), numero 3, pagg. 155-156
La “Musica in Ospedale” è una musica eseguita dal vivo, che si inserisce nella vita ospedaliera.
Si impiega come musica di relazione, attraverso l’utilizzo di un linguaggio non verbale.
La Musica ridona alla Medicina la sua umanità e contribuisce a sintonizzare la cura anche sugli aspetti psicologici, sociali e spirituali della malattia.
Suonata dal vivo in Ospedale è la creatività che accompagna il processo di guarigione

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Marzo 2010 17:57