GISIP Volume 2, Numero 3, Settembre 2010 PDF Stampa E-mail

Volume 2, Numero 3, Settembre 2010

 

Errori nell’automonitoraggio della glicemia tra i bambini e gli adolescenti con diabete di tipo 1
Sara Lisbona
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 2 (2010), numero 3, pagg. 80-85.
Una delle maggiori innovazioni nella cura del diabete è stata l’introduzione dell’automonitoraggio della glicemia (SMBG), capacità questa che rientra nei comportamenti di self-care acquisiti dal paziente grazie al processo educativo.
L’SMBG secondo vari trial clinici apporta benefici sia a fini clinici che alla qualità della vita del paziente insulino-dipendente, ma essendo questa una pratica con accuratezza di rilevazione strumento- e persona-dipendente necessita di addestramento adeguato e relativa valutazione della tecnica di monitoraggio.
Obiettivo: Verificare quanti e quali errori compiono i bambini e ragazzi diabetici nello svolgimento del SMBG
Materiali e Metodi: Sono stati ammessi allo studio pazienti con diabete di tipo 1 di età compresa tra i 6 e i 18 anni ricoverati all’Ospedale San Raffaele di Milano da giugno a settembre 2009. I dati sono stati raccolti durante una delle misurazioni glicemiche annotando gli errori su una scheda a 27 items sulla tecnica di SMBG.
Risultati: Sono stati inclusi nello studio 42 soggetti tra i 6 e i 18 anni, durata media malattia 5 anni, autonomi nella rilevazione della glicemia in media da 4,4 anni.
I soggetti hanno commesso in media 8 errori (range:3-12, mediana:8), circa il 20% ha commesso 3-5 errori, il 40% dai 6-9 errori, il 40% più di 10. Gli errori principali sono stati: non lavarsi le mani prima della procedura (57,1%), non conoscere perché si debba asciugare/lasciar asciugare il disinfettante (47,6%), non verificare data di scadenza strisce reagenti (100%), non chiudere il barattolo delle strisce reagenti (45,2%), non conoscere l’importanza della rotazione del sito di puntura (59,5%), non massaggiare il dito prima di pungere (85,7%), non pungere il fianco del dito (88%), non conoscere il significato di HI (52,4%) e LO (59,5%). Gli altri items hanno frequenza inferiore al 50%.
Dall’analisi statistica si ha una correlazione negativa significativa tra numero di errori ed età del paziente (r= -0,6; p<0,001), una debole correlazione negativa non significativa tra: numero di errori e anni di malattia (r=-0,139), numero di errori e tempo di acquisizione capacità di automonitoraggio (r=-0.190) e numero di errori e anni d’istruzione dei genitori (r=-0,1).
Conclusioni: Dai dati raccolti emerge che i bambini e i ragazzi diabetici commettono molti errori nell’automonitoraggio della glicemia sia rispetto alla procedura in sé sia per mancanza di conoscenze. Ciò suggerisce come possibile causa un’educazione scarsa o inadeguata e sottolinea l’importanza dell’istruzione all’automonitoraggio.

Gli Infermieri dei Bambini nella società multiculturale
Daniele Ciofi, Eliana Rumori, Federica Matteucci, Giordana Quattrociocchi, Barbara Cuccoli, Chiara Menici
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 2 (2010), numero 3, pagg. 86-91.
L’Italia fino alla metà del secolo scorso è stata protagonista di vari flussi emigratori. Il 1973 è stato l’anno del primo flusso immigratorio che è continuato fino ad oggi, con un saldo attivo di circa 4.330.000 immigrati.
Anche la professione infermieristica italiana sta conoscendo da alcuni anni l’era della transculturalità. L’assistenza infermieristica transculturale ha come scopo quello di fornire al professionista gli strumenti per erogare un’assistenza culturalmente adeguata a tutti i soggetti.
Capire le caratteristiche del fenomeno immigratorio e conoscere le norme che lo regolano può aiutare gli Infermieri dei Bambini a capire dove focalizzare i loro sforzi per affrontare al meglio le problematiche della realtà multiculturale che stiamo vivendo.
Per capire l’immigrazione ed i problemi e i bisogni ad essa associati e sviluppare una coscienza professionale che consenta loro di erogare un’assistenza culturalmente appropriata, gli Infermieri dei Bambini devono possedere nozioni e conoscenze sul fenomeno dell’immigrazione, sulle norme vigenti e sui principi dell’assistenza transculturale.

Il giro clinico multidisciplinare migliora la comunicazione tra professionisti. Indagine in un reparto di neurochirurgia pediatrica
Margherita Cerboneschi, Adrienne Davidson, Lorenzo Genitori
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 2 (2010), numero 3, pagg. 92-94.
L’efficacia della comunicazione tra i professionisti  sanitari è riconosciuta come fattore critico che influenza in modo fondamentale la qualità dell’assistenza e la riduzione degli errori clinici, particolarmente nei reparti ospedalieri di alta complessità, di cui è esemplare la Neurochirurgia Pediatrica (NCH). Nel reparto di NCH dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer (AOUM) molti dei piccoli pazienti necessitano di un intervento riabilitativo che viene concordato con i medici e poi condiviso ed effettuato in collaborazione con gli infermieri del reparto. Per assicurare al paziente e alla sua famiglia le migliori cure integrate possibili è stato proposto il giro clinico multidisciplinare con la compresenza di medici neurochirurghi, di infermieri e di fisioterapisti individuandolo come occasione per lo scambio delle informazioni clinico-riabilitative.  Gli autori presentano i risultati dello studio svolto per verificare se il giro clinico multidisciplinare introdotto ha migliorato la comunicazione riabilitativa tra operatori e la tempestività della segnalazione di quei pazienti che presentano necessità fisioterapiche. Al personale di reparto è stato richiesto di compilare un questionario pre e post sperimentazione per raccogliere le loro opinioni riguardo l’efficacia del giro clinico multidisciplinare. I dati elaborati dai questionari hanno evidenziato la ricaduta positiva del giro clinico multidisciplinare, con la compresenza dei diversi professionisti, permette un maggior scambio di informazioni, una segnalazione tempestiva dei pazienti che necessitano di fisioterapia, una maggior concordanza del percorso post-dimissione ed integrazione delle cure.

Il trapianto renale da donatore vivente: aspetti etici
Giulia Liccioli, Ivana Pela
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 2 (2010), numero 3, pagg. 95-97.
Il rene offre la straordinaria possibilità di trapianto da donatore vivente, circostanza che apre nuovi scenari nel dibattito sulla legittimità dei trapianti e sul rispetto dei principi dell’etica medica, inserendo nel rapporto medico-paziente la figura del donatore d’organo. Le problematiche etiche legate al trapianto da donatore vivente sono particolarmente attuali in pediatria, dove troviamo la maggiore propensione dei genitori a donare un organo ai propri figli.
In questo contributo, abbiamo riportato delle riflessioni sui temi più dibattuti riguardo ai trapianti sia da cadavere che da donatore vivente, con uno sguardo alla situazione anche al di fuori del nostro paese.

Il dolore inutile nel neonato: revisione bibliografica e studio sull’efficacia della saturazione sensoriale nella puntura del tallone
Barbara Petrillo
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 2 (2010), numero 3, pagg.98-100
Ottenere un’analgesia efficace e sicura è una delle principali sfide delle cure infermieristiche ai neonati. Numerose evidenze scientifiche supportano la somministrazione orale di soluzioni glucosate (SG). Interessante è l’effetto additivo in termini di riduzione del dolore che si ottiene accompagnando la somministrazione di SG a altre stimolazioni sensoriali (saturazione sensoriale, SS). Sulla scorta di una approfondita revisione bibliografica è stata condotta un’esperienza osservazionale per verificare se la SS è più efficace della somministrazione di SG e quale maggior impegno di tempo comporta. Sono stati valutati separatamente 75 neonati a termine e 10 prematuri sottoposti a puntura del tallone. I primi sono stati distribuiti in modo casuale in tre gruppi da venticinque trattati con 2 ml di SG al 20% (A), SS senza presenza della madre (B) e SS con presenza della madre (C). I neonati prematuri, divisi in due gruppi da cinque, sono stati trattati con 2 ml di SG al 20% (A) e SS (B). La SS comprende 2 ml di SG al 20%, uso del succhiotto, contenimento, tono di voce dolce. Per la valutazione del dolore è stata usata la scala NIPS per i neonati a termine e la PIPP per i prematuri. Dall’analisi dei dati, la SS risulta più efficace della somministrazione di SG sia nei neonati a termine (NIPS medio 6.6 vs 2.9, p<0.00001) che nei pretermine (PIPP medio 8.9 vs 4.5, p<0.00001), e non richiede tempi assistenziali più lunghi. La fase più dolorosa della procedura è risultata la spremitura del tallone.

I test di stimolo nella diagnosi di deficit dell’ormone della crescita in bambini con bassa statura
Salvatore Seminara, Silvia Mirri, Valentina Leonardi, Marta Generoso, Laura Nanni
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 2 (2010), numero 3, pagg.101-102
L’ormone della crescita è prodotto dall’ipofisi ed è il principale ormone, assieme agli ormoni tiroidei, che controlla la crescita staturale. La sua carenza dovuta a cause varie comporta una grave e penalizzante bassa statura, se non viene diagnosticata e curata tempestivamente.
La diagnosi si basa su criteri clinici, auxologici ed endocrinologici; a causa della peculiare secrezione dell’ormone da parte dell’ipofisi, la diagnosi endocrinologica non è facile e necessita di appositi test di stimolo della secrezione dell’ormone, che gli Infermieri dei bambini devono conoscere per poterli effettuare in modo corretto ed attendibile

L’appropriatezza della valutazione infermieristica nel triage dei bambini con codice giallo
Federica Diotto, Rosina Di Bella, Teresa Bordone, Giovanni Borrelli, Gianni Bona
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 2 (2010), numero 3, pagg.103-105
Premessa: Il Pronto Soccorso Pediatrico è un servizio ospedaliero fondamentale per la gestione delle criticità e il processo di triage è ormai stato istituito in tutti i Pronto Soccorso del territorio nazionale. Stabilire la priorità di accesso all’area di trattamento attraverso un codice colore significa individuare quali pazienti hanno bisogno di cure immediate e quali possono attendere la valutazione medica senza correre alcun rischio per la loro salute.
Obiettivo dello studio: valutare l’appropriatezza nell’assegnazione del codice giallo da parte dell’infermiere di triage, secondo i criteri stabiliti dalle Linee Guida (LG) SIMEUP sul triage pediatrico.
Materiali e metodi: Lo studio descrittivo retrospettivo ha preso in considerazione tutti gli accessi con codice giallo per un periodo di dodici mesi (2008-2009) al pronto soccorso di un Ospedale Pediatrico.
Risultati: sono state analizzate 3238 schede di triage. La maggior parte degli accessi in Pronto Soccorso sono effettuati da utenti di sesso maschile appartenente alla fascia di età compresa da 1 a 3 anni. I sintomi più frequenti sono la febbre, i problemi respiratori e i traumatismi. La maggior parte dei casi sono stati trattati in ambito medico e solo nella metà dei casi sono stati rilevati i parametri vitali. In oltre il 60% dei casi il bambino classificato codice giallo non è stato ricoverato.
Conclusioni: la valutazione periodica dell’appropriatezza nell’assegnazione del codice colore in Pronto Soccorso è importante in quanto costituisce un indicatore dell’efficacia e dell’efficienza del servizio. L’ottimizzazione delle valutazioni da parte dell’infermiere di triage consente di selezionare con migliore accuratezza i bambini che necessitano di cure immediate.

Aspetti infermieristici nell’assistenza pre- e post-operatoria al bambino affetto da cardiopatia
Franciele de Medeiros, Luiza Gonçalves Castro, Thales Augusto Barçante, Maria de Lourdes Miri Megda
Giornale Italiano di Scienze Infermieristiche Pediatriche, volume 2 (2010), numero 3, pagg.106-109
Le malattie cardiache congenite sono una delle principali cause di morte nel primo anno di vita, con un'incidenza dell'8 per 1000 nati vivi, il 25% di quelli diagnosticati nel primo anno di vita. Molti di questi difetti cardiaci congeniti, considerati inoperabili in passato, sono attualmente trattati chirurgicamente nel periodo neonatale con risultati promettenti, aumentando però la complessità delle cure pre- e post-operatorie. Questo articolo è una revisione sul ruolo del nursing nella presa in carico dei bambini con problemi cardiaci nell’unità di terapia intensiva pediatrica. La revisione si occupa delle cardiopatie gravi, esaminando le attività assistenziali degli infermieri nel pre- e post-operatorio dei bambini con problemi cardiaci e mettendo in evidenza quali sono le cure di cui questi bambini hanno bisogno. Nella sfida rappresentata da questa domanda di assistenza, il personale infermieristico è una parte essenziale nel processo di recupero della salute di questi bambini. L'articolo si sofferma sull’aspetto umanistico delle attività assistenziali e sottolinea la necessità della cooperazione tra i professionisti sanitari, al fine di accelerare il recupero di bambini con malattie cardiache.